Le combinazioni della Vita

I giorni passati e forse anche quelli futuri saranno per me impegnativi, non so quando avrò il tempo per scrivere qualcosa, in tal caso mi perdonerete spero per la prolungata assenza. Oggi vi voglio illustrare qualcosa che credo sia importante dal punto di vista scientifico e che riguarda un tema principe di questo Blog: la Vita.

Inclusioni fluide sono visibili all'interno di questi cristalli di sale. Credit: Binghampton University

DNA nelle capsule del tempo

Ricercatori dell’università di Binghampton, New York,  hanno recentemente scoperto antichi batteri rimasti intrappolati in minuscole goccie d’acqua all’interno di cristalli di sale, conosciute come inclusioni fluide,  recuperati nelle Death Valley e Saline Valley in California ma anche in altri luoghi come nel Michigan, nel Kansas e in Italia.
Per gli autori della scoperta, il professore in geologia Tim k. Lowenstein e il collega J. Koji Lum, professore di antropologia e di scienze biologiche, i batteri intrappolati hanno almeno 100.000 anni, ma soprattutto hanno il DNA intatto, nonostante che una minuscola goccia d’acqua intrappolata in un cristallo di sale nella Death Valley sia uno dei luoghi più inospitali per la Vita.
Riferendosi a inclusioni fluide studiate in passato, Lowenstein  ricorda: “”Non solo abbiamo trovato i batteri,ma abbiamo scoperto anche molti tipi di alghe intrappolate nelle inclusioni fluide. Le alghe in realtà possono essere il cibo di cui i batteri sopravvivono per decine di migliaia di anni”.
Questa ricerca potrebbe produrre informazioni di valore inestimabile su come la Vita interagisca con l’ambiente in continua evoluzione su scale temporali geologiche e i meccanismi che consentono ai batteri di diventare materia inerte per periodi di tempo lunghissimi e non subire danni al loro patrimonio genetico.

fonte:

http://www.astrobio.net/pressrelease/3688/researchers-open-dna-time-capsules

Il massiccio Atlantide

Vita estrema sotto il mare

All’interno del programma di ricerca “Integrated Ocean Drilling” il microbiologo Stephen Giovannoni dell’Oregon State University ha guidato una spedizione nell’Oceano Atlantico  che ha perforato il massiccio Atlantide per 1391 metri attraverso i sedimenti e il basalto, fino a raggiungere lo strato di gabbro, una roccia intrusiva simile al basalto,  trovandovi colonie di batteri che si nutrono di idrocarburi come metano e benzene in un ambiente dove la temperatura raggiunge i 102 ° C.

fonte:

http://www.dailygalaxy.com/my_weblog/2010/11/extreme-life-is-found-in-deepest-layer-of-earths-crust-living-on-methane-and-benzene-bacteria-thrivi.html

Credit ESO

Comete migranti

La nube di Oort è una immensa
nube composta da corpi ghiacciati la
cui composizione varia da acqua, metano,
etano, monossido di carbonio e acido
cianidrico, delle dimensioni di circa un
chilometro.
La sua esistenza fu ipotizzata per
primo dall’astronomo olandese
Jan Hendrik Oort nel 1950.
Anche se non è mai stata osservata
direttamente data l’esiguità delle
dimensioni dei corpi che la
compongono, è stato possibile
desumerne l’esistenza attraverso
le orbite di alcune comete di lungo periodo
che apparivano distribuite in modo
abbastanza uniforme sulla volta celeste,
senza avere cioè un piano particolare di
provenienza tipico delle comete di breve periodo
che si distribuiscono perlopiù in
prossimità dell’eclittica, e con un afelio di
circa 20.000 unità astronomiche
.

I ricercatori di un team internazionale [1] coordinato dallo scienziato Hal Levison del Southwest Research Institute (SwRI) hanno simulato al calcolatore modelli matematici per osservare l’evoluzione delle comete durante il periodo della nascita del sistema solare e capire come possa essersi formata la Nube di Oort.
Anche se adesso il Sole non ha nessuna stella compagna, quando nacque non fu sola: la nube protosolare dette origine a molte altre stelle, come testimoniano anche  le osservazioni astronomiche dei cosidetti globuli di Bok.
In quel periodo le distanze fra i singoli nodi (le protostelle) era molto inferiore di adesso e le forze gravitazionali nella nube era molto più basse, permettendo così l’interscambio di corpi minori tra le protostelle.
Questo meccanismo di cattura spiega efficacemente le dimensioni e la popolazione di corpi ghiacciati della nube di Oort, cosa che altri modelli non erano in grado di spiegare.

fonte:
http://science.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2010/23nov_aliencomets/

http://www.swri.org/9what/releases/2010/cometorigins.htm

[1] Dr. Hal Levison (SwRI), Dr. Martin Duncan (Queen’s University, Kingston, Canada), il dottor Ramon Brasser (Observatoire de la Côte d’Azur, Francia) e il Dr. David Kaufmann (SwRI)

Conclusioni

A questo punto si può  affermare che la Vita quale la conosciamo ha delle capacità di resistenza incredibili, come rimanere inerte per centinaia e migliaia e milioni di anni, come i batteri nelle inclusioni fluide ci mostrano.
La Vita dimostra altresì di sapersi adattare a qualsiasi nicchia ambientale  essa trovi: che siano pozzi termali in fondo agli oceani o nelle profondità della crosta terrestre oppure in questa sedia impegnata a scrivere questo articolo o a leggerlo non importa; essa occupa tutti gli habitat che trova disponibili ad accoglierla.
Nessuno ha a disposizione una macchina del tempo per vedere cosa effettivamente accadde 5/6 miliardi di anni fa nella nube protostellare che ha dato origine al nostro Sole e alla nostra esistenza: ma i calcoli dimostrano che è plausibile che sia avvenuto uno scambio di corpi minori all’interno della nube con altre protostelle in formazione, e che questi corpi poi sono quelli che hanno fornito il nostro pianeta di acqua e forse, probabilmente, della Vita stessa, gli ingredienti c’erano tutti, i mezzi pure e anche il movente…

Umberto Genovese

Autodidatta in tutto - o quasi, e curioso di tutto - o quasi. L'astronomia è una delle sue più grandi passioni. Purtroppo una malattia invalidante che lo ha colpito da adulto limita i suoi propositi ma non frena il suo spirito e la sua curiosità. Ha creato il Blog Il Poliedrico nel 2010 e successivamente il Progetto Drake (un polo di aggregazione di informazioni, articoli e link sulla celebre equazione di Frank Drake e proposto al l 4° Congresso IAA (International Academy of Astronautics) “Cercando tracce di vita nell’Universo” (2012, San Marino)) e collabora saltuariamente con varie riviste di astronomia. Definisce sé stesso "Cercatore".

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