Chi ci guadagna dallo status quo?

Ho accennato già in passato su questo Blog su alcuni dei problemi principali delle centrali nucleari e sugli enormi costi di realizzazione  1 che, se in Finlandia un reattore nucleare  EPR verrà chiavi in mano sui 6 miliardi di Euro, quasi sicuramente in Italia verrà a costare almeno il doppio o addirittura il triplo, per i motivi ben noti. Vediamo ora che un cifra di spesa certamente prossima a 40-50 miliardi di Euro  (se non addirittura il doppio) per i 4 generatori EPR che l’accordo del febbraio 2009 impegna l’Enel a costruire sul territorio italiano entro il 2020, potrebbe essere usata in maniera molto più intelligente e proficua per i cittadini e per l’Ambiente.
Attraverso un diverso modello di sviluppo urbanistico più rispettoso per l’ambiente, potremmo ottenere un notevole risparmio energetico progettando le nuove case destinate a civile abitazione come case passive 2
Queste abitazioni grazie alla loro impronta energetica bassissima potrebbero tranquillamente usare ad esempio le sonde geotermiche (dei pozzi artificiali di 30-60 metri di appena 15 cm di diametro)  installate al momento della costruzione delle fondamenta e avere un sistema di climatizzazione (riscaldamento/refrigerazione) a costo zero sfruttando semplicemente il calore latente del terreno, e a zero emissioni specialmente se il sistema venisse alimentato da un sistema fotovoltaico o un altro sistema di generazione elettrica autonomo.
Il surplus energetico prodotto attraverso questi sistemi di generazione elettrica autonomi, integrati nell’edificio o nell’ambiente architettonico circostante in fase di progettazione, potrebbe essere reimmesso nella rete pubblica cittadina che fungerebbe anche da tampone nel momento in cui l’energia richiesta fosse maggiore di quella prodotta o si verifichi un guasto al sistema di generazione autonomo.
L’acqua sappiamo tutti che essa è importante e preziosa, pertanto ogni spreco e abuso deve essere condannato: allora quindi perché ricaricare gli sciacquoni con acqua potabile pubblica? L’acqua piovana potrebbe meglio essere utilizzata se invece di finire direttamente nelle fogne venisse raccolta in cisterne sotterranee e laghetti artificiali che, oltre ad abbellire l’ambiente, potrebbe essere usata per tutti gli scopi che non necessitano di acqua potabile, come ad esempio  la manutenzione delle aree verdi cittadine, e le acque bianche ritrattate per il riuso come acque di scarico prima del loro definitivo scarico fognario.
Anche le acque fognarie possono e dovrebbero essere riutilizzate attraverso gli stessi impianti di raccolta dell’acqua piovana con il sistema della fitodepurazione; quindi vediamo come con pochi e opportuni accorgimenti tecnici sia possibile ridurre al minimo l’impatto energivoro dei complessi abitativi che da soli si succhiano più di un quarto dell’energia prodotta nel nostro paese.
Ora sarebbe ovviamente improponibile pensare di estendere questi metodi alle vecchie abitazioni, ma imporre per legge, come stanno già facendo in Germania o in altri paesi del Nord Europa, certe misure di costruzione restrittive (ad esempio divieto di costruire edifici oltre la classe C, vedi tabella) e man di mano sostituire gli edifici più obsoleti con nuovi costruiti con questi criteri più rispettosi dell’ambiente, sicuramente il risparmio sulla bolletta energetica potrebbe arrivare a coprire oltre 50% del fabbisogno dei consumi delle abitazioni italiane, tenendo ovviamente fuori le abitazioni dei centri storici, arrivando così a risparmiare intorno ai 15-20 milioni di tonnellate di petrolio equivalente, ovvero dai 35 ai 60 milioni di tonnellate di CO2 non emessi nell’atmosfera, una cifra importante per il raggiungimento degli obiettivi di contenimento europei degli accordi di Copenhagen, senza gravare i costi di nuove centrali atomiche sui cittadini e sull’ambiente, producendo un consistente risparmio nella spesa pubblica per l’importazione di gas e petrolio e in futuro dell’uranio arricchito.
In più se aggiungiamo una serie di iniziative anche legislative volte a realizzare una urbanistica nuova, che tenga conto prima della qualità di vita degli abitanti e poi molto dopo il numero dei posteggi per le automobili, con alberi e prati al posto della squallida accoppiata cemento/asfalto, avremmo recuperato un potente mezzo in grado di ripulire l’aria dall’inquinamento e rinfrescare l’ambiente, in grado di limitare i danni alle vie respiratorie, sempre più causa di disturbi fisici spesso cronici e potenzialmente mortali che vanno dall’asma cronica alle neoplasie polmonari e che sono una delle voci di spesa più ampie della sanità pubblica.
Questa è oggi la sfida che ci attende, abbiamo gli architetti e gli ingegneri tra i più bravi al mondo (tranne quello che ha disegnato l’obbrobrio davanti a casa mia), i migliori designer che potrebbero rendere questo meraviglioso Paese l’unica e autentica prima meraviglia del globo, altro che ritorno al nucleare, questa potrebbe essere la killer application del XXI secolo, l’occasione per un nuovo Rinascimento Italiano.
Ovviamente una simile strategia è oggi ostacolata dai palazzinari, che incuranti di altro se non il proprio profitto, si occupano di distruggere e cementificare il possibile in nome del loro interesse con la connivenza di ampi settori dell’amministrazione pubblica, incuranti del fatto che magari i palazzi da loro costruiti siano o meno serviti da infrastrutture principali necessarie come acqua, energia elettrica, fognature, strade e mezzi di trasporto pubblico, con l’effetto di moltiplicare per n volte la spesa pubblica successiva. Padana_plain[2]Poi è contro la logica d’interesse dei gruppi energetici e dei petrolieri, altrimenti a chi venderebbero a caro prezzo i loro prodotti ormai non più fondamentali per l’economia?
È contro il trasporto privato e i costruttori di automobili, perché una società più consapevole in una città efficiente usa mezzi di trasporto più razionali, come tram e treni elettrici pubblici o comunque molto meno un mezzo privato, che comunque anch’esso può essere condiviso con altri per i tragitti comuni.
Insomma a conti fatti ci accorgiamo che sono tanti, troppi gli interessati alla conservazione dello status quo energetico, allo spreco indiscriminato di risorse, e cambiare le cose non è affatto facile, soprattutto se non cambiamo per primi noi stessi.
I rifiuti? Cerchiamo di produrne il minimo indispensabile e su quelli pratichiamo la raccolta differenziata: l’alluminio costa tantissima energia elettrica per produrlo, ricicliamolo; la carta è cellulosa e viene dagli alberi, non sprechiamola; il vetro, la plastica …
Il 95% di quello che scartiamo si può e si deve riciclare, dal punto di vista prettamente energetico è molto più conveniente e meno inquinante riciclare piuttosto che lavorare la materia grezza per produrre gli stessi oggetti. Usiamo i mezzi di trasporto pubblico quando è possibile e pretendiamo che essi siano poco inquinanti, alle volte vedo i tram a gasolio che sembrano dei vecchi rimorchiatori, rinunciamo ai mezzi privati come i super inquinanti SUV per andare a far la spesa al supermercato, e prendiamo una city-car meno inquinante e meno cara per il bilancio familiare.
Pretendiamo che gli ortaggi freschi vengano dalle coltivazioni vicine, per muovere un pomodorino san marzano dalla Spagna o Israele ci vuole la nave o l’aereo, andiamoci noi in ferie al posto del loro pomodorino sulla nostra tavola.

A questo punto la domanda non è il nucleare sì o no, ma chi vuole che questo status quo si perpetui fino al collasso della società (ormai ci siamo vicini vicini, state pronti)


Note:

Umberto Genovese

Autodidatta in tutto - o quasi, e curioso di tutto - o quasi. L'astronomia è una delle sue più grandi passioni. Purtroppo una malattia invalidante che lo ha colpito da adulto limita i suoi propositi ma non frena il suo spirito e la sua curiosità. Ha creato il Blog Il Poliedrico nel 2010 e successivamente il Progetto Drake (un polo di aggregazione di informazioni, articoli e link sulla celebre equazione di Frank Drake e proposto al l 4° Congresso IAA (International Academy of Astronautics) “Cercando tracce di vita nell’Universo” (2012, San Marino)) e collabora saltuariamente con varie riviste di astronomia. Definisce sé stesso "Cercatore".

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