Il mondo è Tuo, abbine cura


Dedico questo post a mio figlio, che è appena partito per l’Inghilterra per 15 giorni di vacanza-studio presso il St Leonards-Mayfield School nel Sussex


Sono orgoglioso e felice di dare a mio figlio questa possibilità che io purtroppo non ho avuto, e non era solo una questione di altri tempi: sono cresciuto -e non mi vergogno affatto di dirlo, anzi ne vado fiero- ai limiti quasi dell’indigenza. Alle elementari ascoltavo con attenzione gli altri bambini che si narravano le scene viste in televisione dei loro programmi preferiti, per poi non farmi trovare impreparato qualora mi fosse chiesto qualcosa sull’argomento, non avevo mai visto un televisore, anche se sapevo cos’era. A casa mia non esistevano docce o vasche, non c’era neppure il bidet; c’era una tinozza però, con l’acqua tiepida d’estate (il bombola del gas costava troppo per le nostre tasche) mentre d’inverno le cose erano diverse: l’acqua la scaldava una pratica cucina economica a legna. Casa mia era un sottotetto, che quando tirava vento, sembrava di essere in motorino -senza casco – e quando pioveva forte, nella mia stanza il termine “acqua corrente” acquistava il suo vero significato; la tinozza del bagno era fantastica per raccogliere l’acqua piovana. Eppure ricordo di avere pianto quando ta 14 anni traslocai in una casa più confortevole e con i servizi sanitari, anche se  da allora acquistai immediatamente l’abitudine di farmi almeno una doccia al giorno.

Gli altri bambini per queste mie miserrime condizioni, spesso mi emarginavano, sanno essere spietatamente feroci i bambini.
Ma non me ne curavo, loro giocavano al calcio? io passavo quasi tutti i pomeriggi nella biblioteca comunale a leggere e studiare; gli altri bambini erano belli, atletici e sicuri di sé, io ero gracile, spaventato e insicuro, ma trovavo nell’apprendimento il mio riscatto. Fu a quel tempo che mi fu attribuito il possesso  della  “conoscenza a macchie di leopardo” e ne sono sempre andato fiero.
Per questo oggi sorrido quando sento parlare di “”gggiovani bruciati da alcool e droga” a causa del disagio e del degrado familiare:
Ma de che???
allora io sarei già dovuto essere al camposanto o in carcere, o forse perchè ero troppo povero anche per comprarmi uno spinellino-ino o troppo orgoglioso per abbassarmi a delinquere per avere un po’ più di denaro.

No, non mi sono arreso allora, e non lo faccio neppure adesso. La mia infanzia così meschina mi ha reso quello che oggi sono. Gli sbagli dei miei genitori di cui sono stato incolpevole vittima, oggi io non li voglio ripetere, cerco di dare ai miei figli tutto l’amore e le opportunità che io non ho avuto; poi essi sceglieranno il loro destino, ma non voglio che mi incolpino di avergli negato qualsiasi opportunità.
Ho raccontato ai miei figli la mia infanzia affinché facciano tesoro delle mie esperienze e comprendano il valore di quello che hanno e che dò loro: li ho visti soffrire per me, e questo me li ha fatti amare ancora di più.

Ora tocca a Francesco, che ha sempre ricambiato le mie attenzioni verso la sua istruzione con ottimi voti, a guadagnarsi questo viaggio; in futuro arriverà il momento anche per Leonardo, che ancora è troppo piccolo ma viene su bene anche lui.

Umberto Genovese

Autodidatta in tutto - o quasi, e curioso di tutto - o quasi. L'astronomia è una delle sue più grandi passioni. Purtroppo una malattia invalidante che lo ha colpito da adulto limita i suoi propositi ma non frena il suo spirito e la sua curiosità. Ha creato il Blog Il Poliedrico nel 2010 e successivamente il Progetto Drake (un polo di aggregazione di informazioni, articoli e link sulla celebre equazione di Frank Drake e proposto al l 4° Congresso IAA (International Academy of Astronautics) “Cercando tracce di vita nell’Universo” (2012, San Marino)) e collabora saltuariamente con varie riviste di astronomia. Definisce sé stesso "Cercatore".

3 commenti:

  1. E' toccante la tua storia, Umberto. Profondamente triste, ma raccontata con il grande sogno di un bambino che, raccolto sulle pagine di un libro, immerso in una biblioteca, sa che potrà cambiare la sua esistenza. Mi sono ritrovata in queste righe, quando il numero di Topolino fino alla maggiore età e oltre è stato pari a tre, conservati gelosamente per anni… E che conoscevo a memoria. Avevo però la fortuna di leggere le enciclopedia che mio padre raccoglieva e conservava gelosamente, come fossero il suo unico regalo nella vita. Che poi lasciava lì ed io prendevo. Sognavo, conoscevo mondi lontani, quelli che non avevo visto mai.
    Disagio familiare? Eccone un'altra che lo ha conosciuto e che sorride quando sente parlare di giovani mescolati nella droga e nell'alcol.

    • Ho provato più volte a risponderti, ma non ho trovato parole migliori che un semplice Grazie.
      Grazie per la tua comprensione, Grazie per aver condiviso un'esperienza simile, Grazie per aver condiviso la povertà e la voglia di riscatto, Grazie per aver condiviso l'impegno e i sogni.
      Grazie mille ancora, Sabrina 🙂

  2. E' proprio un grazie che può valere più di mille parole. Quante volte l'hai aspettato nella vita, nelle occasioni più importanti per te, è non l'hai ricevuto? E' stato come ricevere un'umiliazione, uno schiaffo in pieno viso… Per me è così preziosa la tua collaborazione e quella di Marco che mi permette di sentirmi felice, ogni giorno. C'è qualcosa per cui vale la pena di sorridere, di vivere, di svegliarsi al mattino e capire che nella vita non tutto è stato inutile, che i propri sforzi hanno portato a qualcosa. Tu e Marco sapete perchè scrivo tutto questo.
    Grazie a te, Umberto. GRAZIE….

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