Спутник, Compagno di viaggio

Prendete una pallina di alluminio di 58 cm di diametro e che pesa  circa 84 kg, con su quattro antennine  di quasi tre metri che mandano un solo segnale radio su due distinte frequenze  di 20 e di 40 Mhz: “bip… bip… bip…”  per   22 giorni, mettetela in orbita ellittica con un perigeo di 224km e un apogeo di 947 km e avete ottenuto lo Sputnik 1, con 53 anni di ritardo.

 



Il vettore sovietico R7 sulla rampa di lancio

Come era fatto lo Sputnik1

Sono passati ben 53 anni dal lancio del primo satellite artificiale che ha inaugurato l’era moderna, quella che ci vuole protagonisti nel cosmo.
Adesso i satelliti artificiali ci sono familiari, sono una parte dominante della nostra quotidianità: i telefoni, la televisione, i geolocalizzatori che abbiamo in auto o in tasca, Internet… non esisterebbero, o sarebbero molto diversi da come li conosciamo oggi.
Ma allora non era così: dieci anni dopo la Seconda Guerra Mondiale, erano solo due le nazioni che potevano impegnarsi in un programma costoso e prestigioso che conduceva allo spazio: l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti d’America.
Il primo round lo vinsero i sovietici, ma l’obbiettivo più grande, quello di portare un uomo sulla Luna lo vinsero gli americani appena 12 anni dopo.

 

 

 

 

 

Umberto Genovese

Autodidatta in tutto - o quasi, e curioso di tutto - o quasi. L'astronomia è una delle sue più grandi passioni. Purtroppo una malattia invalidante che lo ha colpito da adulto limita i suoi propositi ma non frena il suo spirito e la sua curiosità. Ha creato il Blog Il Poliedrico nel 2010 e successivamente il Progetto Drake (un polo di aggregazione di informazioni, articoli e link sulla celebre equazione di Frank Drake e proposto al l 4° Congresso IAA (International Academy of Astronautics) “Cercando tracce di vita nell’Universo” (2012, San Marino)) e collabora saltuariamente con varie riviste di astronomia. Definisce sé stesso "Cercatore".

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